
Gli emissari delle zone vicine alla capitale erano tornati ben prima della scadenza di mezzogiorno prevista dall’editto, tutti erano profondamente scossi, molti non riuscivano nemmeno ad esprimersi in modo intellegibile.
Fu subito chiaro che il miracolo era avvenuto nell’intero paese, gli infetti erano tornati sani, addirittura rinvigoriti, e, per scongiurare l’insorgere di altre malattie, si erano immediatamente messi a lavorare per la rimozione dei cadaveri, la pulizia dei luoghi pubblici e l’isolamento delle abitazioni dove la malattia aveva sterminato l’intera famiglia.
Il messaggio corale che arrivò indirizzato alla corte era di ringraziamento … a Jezebel e poi, in seconda istanza, al Sovrano! Piccola Saetta era diventata una LEGGENDA VIVENTE.
Non fu subito comunicato pubblicamente per paura di tumulti, ma Jezebel in quelle ore non era in grado di ricevere quei ringraziamenti perché lottava tra la vita e la morte… l’incantesimo era stato uno sforzo enorme che la aveva letteralmente prosciugata, era ridotta a pelle e ossa, era incosciente e ogni tanto delirava con parole incomprensibili, forse proferite in un linguaggio sconosciuto…
Jezebel si risvegliò, vomitando, solamente una settimana dopo il miracolo e, nonostante le insistenze delle autorità locali e di innumerevoli emissari di corte, i genitori riuscirono ad imporne il riposo e l’assenza ad eventi pubblici per oltre un mese.
La battaglia per permettere a Jezebel di riposare fu combattuta principalmente dalla madre, che la accudiva e sorvegliava giorno e notte e sbarrava la porta di casa con il suo corpo ed uno sguardo che non ammetteva repliche, aveva con se un campanello placcato in oro, e quando qualche facinoroso, persino il sommo sacerdote in persona, osava forzare il suo blocco, Lei lo suonava, ed in men che non si dica appariva il marito circondato da noti malfattori armati fino ai denti.
Infatti il padre aveva assoldato i più pericolosi delinquenti della città, non si fidava dei soldati in questa circostanza, aveva offerto consistenti compensi per il presidio non solo della abitazione di famiglia, ma di tutte le pubbliche vie che ne permettevano l’accesso, e per far capire che non scherzava aveva preso l’abitudine di girare con addosso un’armatura ed una spada (sulla provenienza di questi ultimi, chiaramente della sua taglia ed in suo possesso da molto tempo, non fece mai parola, né mai gliene fu chiesta l’origine in famiglia).
Ma quello che rendeva impenetrabile il blocco era un terzo, determinante fattore.
La popolazione locale aveva potuto sbirciare nell’abitazione e, rendendosi conto delle condizioni di Jezebel, si era mobilitata come un sol uomo: gli uomini dedicavano ogni minuto libero dalle incombenze lavorative a pattugliare incessantemente le strade, le casalinghe facevano i loro lavori sorvegliando le pubbliche vie dalle finestre, i bambini gridavano al solo avvistamento di un estraneo, gli anziani lo circondavano sbarrando la strada e proferendo parole irripetibili, ed i monelli prendevano sistematicamente a sassate financo gli emissari diretti del Re.
Ci fu persino il caso di una nota prostituta che, rifiutandosi di fornire i propri servizi ad un emissario diretto del sovrano, si giustificò sibilando una sola parola: “Jezebel”.
La piccola Saetta aveva inconsapevolmente compiuto un secondo miracolo: La popolazione non era mai stata così unita e solidale, nell’amore per Jezebel tutti avevano trovato un loro spazio ed un ruolo, persino i delinquenti matricolati.