
Il Veneto degli anni ‘70 ed i primi anni ‘80 è una zona rurale depressa, costante sorgente di flussi migratori, sia interni all’Italia che verso l’estero (con prevalenza verso il Sudamerica), nei miei libri di testo (all’epoca ero alle elementari e poi alle medie) il Veneto è costantemente descritto come il fanalino di coda del Nord Italia, con aree in cui la depressione rivaleggia con le parti più povere del Sud Italia!
Persino i fasti e l’importanza di Venezia, durati in qualche modo sino al ventennio fascista, sono un lontano ricordo, i residenti in centro storico crollano a picco a partire dal 2° dopoguerra e scendono per la prima volta sotto i 100000 negli anni ‘80: Erano 180000 all’epoca della Serenissima e attorno ai 150000 persino durante il periodo Napoleonico e, considerate le dimensioni delle città all’epoca, le tecnologie disponibili e l’ambiente fisico locale, era una vera enormità!
Persino il polo industriale di Porto Marghera entra in crisi in quegli anni … c’è povertà e arretratezza nell’intera regione, la rinascita è solo all’inizio, e vale solo per certi settori, tipo i grandi alberghi e gli orafi di vicenza, non ha caso entrambi obiettivi dei furti e delle rapine della Banda Maniero.
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