
Quanto accaduto a Rogoredo il 26 Gennaio del 2026 ha reso esplicito quello che io stesso avevo timore persino di pensare, per non dire di ammettere viste le mie dirette esperienze.
Vediamo i fatti: il poliziotto Carmelo Cinturrino, che non era l’ultimo arrivato bensì l’assistente capo del commissariato di Mecenate (in buona sostanza il vice capo della polizia territorialmente competente), un uomo con vent’anni di servizio attivo sul campo e direttamente in loco (a Rogoredo), colpisce a morte uno spacciatore con la sua pistola di ordinanza, e tenta di insabbiare/coprire l’intera vicenda obbligando i suoi colleghi a collaborare (e coinvolgendoli in tal modo nei procedimenti giudiziari a suo carico).
Le investigazioni degli inquirenti fanno emergere, o meglio straripare, uno scenario di capillare corruzione e ricatto degli spacciatori, con versamenti cospicui di denaro e droga a beneficio di un singolo poliziotto, che si fa forte del suo ruolo trasformandolo in una sorta di “vantaggio competitivo” (mi piacciono gli eufemismi) nei confronti delle persone che dovrebbe invece perseguire.
E parlo di “vantaggio competitivo” per via della natura ed entità del “pizzo” richiesto agli spacciatori: Nel solo caso dello spacciatore ucciso erano 200 Euro al giorno e 5 grammi di cocaina che i verbali degli interrogatori dicono venisse elargito a cinturrino “abitualmente”. Nessuno, in nessun articolo di giornale ha osato chiedersi cosa ci facesse Cinturrino con questa montagna di soldi e di droga, e posso dire per esperienza DIRETTA che è inimmaginabile che Cinturrino ne consumasse giornalmente una tale quantità, per giunta ricattava numerosi spacciatori e nei test effettuati circa due mesi dopo è risultato negativo!
Le prime dichiarazioni dei colleghi poliziotti raggiungono un nero ed inconsapevole umorismo e suonano più o meno così: “tutti sapevano tutto, quello è un tipo pericoloso, e noi non sapevamo a chi dirlo né tantomeno cosa farci”.
Personalmente ritengo che questa vicenda riveli una realtà diffusa...non si tratta semplicemente di un quartiere malfamato e di una singola mela marcia, quello di rogoredo, forse proprio perché brutalmente evidente, rivela un “sistema” che si può riscontrare in numerose realtà (ero tentato di scrivere TUTTE), financo nel ridente paesino dove risiedo.
Tornando alla domanda che pongo all’inizio di questa serie di post, tento di formulare una risposta.
Se sei un membro delle forze dell’ordine e ti rendi conto che è una causa persa (e che rischi di rimetterci del tuo) ti restano due strade:
1) Cercare di sopravvivere, di “tirare a campare” facendo finta di non vedere nulla o
2) Farsi corrompere esigendo denaro da chi dovresti perseguire, proteggendo i pusher e le mafie che ti pagano a discapito di chiunque altro, cittadini onesti compresi.
Ecco, io credo che la brutalità di quanto accaduto a Rogoredo segni il punto di collasso del “solito Tran Tran”: Il sistema si è rotto perché chi esigeva soldi e droga dai pusher ha “esagerato”: E’ andato fuori controllo, uccidendo un essere umano e finendo per coinvolgere non solo i colleghi direttamente presenti ma praticamente l’intero commissariato (di cui ricordo essere stato rimosso dall’incarico lo stesso dirigente capo).
Nota Post: A distanza di circa un mese dall’accaduto ho visto tutti i telegiornali riportare, senza alcuna risata, le dichiarazioni del poliziotto di quasi completa innocenza, e i suoi avvocati affermare con tono serio che si tratta di messinscena da parte del mondo dello spaccio. Meno male che, a distanza di circa un’ altro mese, il Tribunale del riesame ha rigettato la richiesta di scarcerazione.