
Qui racconto cose molto personali, e lo faccio non solo per far capire al lettore i miei obbiettivi e le motivazioni che mi hanno portato ad intraprendere un viaggio rischioso al punto che la maggior parte delle persone lo ritiene folle, sconsiderato.
Sento di doverlo fare proprio perché le tematiche che mi sta più a Cuore comunicare, quelle generali che riguardano la maggior parte della gente e le comunità umane in cui viviamo, rischiano di passare in secondo piano rispetto ad una storia personale degna di un romanzo.
Voglio che sia chiaro sin dall’inizio che mi va bene “far spettacolo” raccontando la mia storia con tutto la emotività che la ha caratterizzata, ma solo fin tanto che questo porta l’attenzione del pubblico sui problemi “reali”, che sono tutt’altro che individuali, personalmente li ritengo diffusi al punto da definirli pervasivi nella nostra attuale società, e mi riferisco non solo all’Italia ma all’intero mondo occidentale, a gran parte del Sudamerica, a numerosi stati nordafricani, e ad altre nazioni che qui non elenco solo perché non ritengo di conoscerne con sufficiente dettaglio la situazione.
Quindi preferisco pagar subito pegno al personale per attrarre l’attenzione del pubblico attraverso una storia “strana” ma reale e verificabile, per poi dimostrare cose, elencare fatti, dare informazioni, comunicare idee e lanciare allarmi che riguardano in generale intere comunità.
E’ un po' quello che faccio quando tengo un corso e all’inizio racconto cose personali, sempre reali ma inusuali e spesso comiche, che hanno una debole correlazione con la materia oggetto della lezione, solo per far scaricare agli studenti con una risata tutta la tensione del primo contatto con la materia e l’insegnante, sfruttando teatralità ed umorismo per portare l’attenzione sui punti che ritengo più importanti nel percorso di apprendimento.