
Quando Aisha era ospitata in quel corpo sveglio e direttamente sotto il suo controllo aveva la sensazione di pilotare un SUV...anzi...UN CARRO ARMATO IN FORMA UMANA.
RSAZ era un mezzosangue, la madre era una nativa americana mentre il padre era un bianco, uno dei primi cacciatori di pellicce.
La regione dove vivevano era probabilmente quella del nord america, al confine tra gli attuali USA e CANADA. Il riuscito matrimonio aveva assicurato adeguate riorse per la crescita, e la combinazione di DNA così distanti aveva prodotto un mix unico ed esplosivo.
RSAZ era alto oltre due metri, era dotato di una spaventosa forza fisica, a 12 anni già batteva il padre nei giochi di lotta, poteva correre per un’intera giornata di seguito (cosa comune nelle sue battute di caccia) e padroneggiava sin da tenera età qualsiasi arma dell’epoca, dal Tomahawk al fucile passando per lance o coltelli, con immediata ed inquietante abilità.
A completare il tutto c’era una acuta, istintiva intelligenza, che gli aveva permesso di appropriarsi facilmente dei principali linguaggi parlati nell’area, sia dai nativi che dai bianchi...E..che gli faceva capire le reali intenzioni di una persona prima ancora che questa aprisse bocca.
La vita per Rsaz era sempre stata semplice, con le sue doti aveva superato ogni difficoltà con disinvoltura e, se si escludono alcuni piccoli episodi giovanili, nessuno aveva mai osato sfidarlo, né tantomeno minacciare le (poche) persone a lui vicine.
La compassione non faceva parte del vocabolario di Rsaz, un nemico era un nemico e basta...andava eliminato, ma non si era mai macchiato di alcuna azione crudele, ed in alcune situazioni aveva dimostrato una insospettabile generosità, ad esempio durante il rito di iniziazione della sua Tribù, accortosi della caduta di un suo coetaneo, lo aveva soccorso e se lo aveva trasportato sulle spalle per l’intera battuta di caccia, restituendolo ad una allibita comunità a fine rito.
Rsaz non aveva mai dovuto chiedere nulla a nessuno, persino la moglie, una fanciulla bellissima figlia del capo tribù, gli era stata offerta dal padre (molto probabilmente nella speranza che qualche giovane guerriero ereditasse in parte quella incredibile energia), con l’unica condizione che la casa della famiglia fosse all’interno del villaggio indiano, e non in una comoda casa da “bianchi”, come quella costruita da suo padre.
Il matrimonio aveva dato a Rsaz due figlie, di cui aveva sempre cercato di occuparsi, non sempre riuscendoci adeguatamente a causa delle sue frequenti assenze, infatti Rsaz non si sentiva a suo agio in nessuna comunità umana, preferiva il silenzio e la pace della natura circostante, e con la scusa della caccia poteva assentarsi giorni, o addirittura settimane.
La sua vita scorreva tranquilla sino a quel fatale giorno.
Durante un inseguimento cadde e si ruppe una gamba, si trovava in montagna, in immediata prossimità di un precipizio, per la prima volta si soffermò a considerare la sua vita, quello che era stato e che era sino a quello sfortunato incidente.
Gli fu subito chiaro che qualcosa era istantaneamente cambiato..e per sempre, capì immediatamente che, anche riuscendo a tornare al villaggio non avrebbe più potuto godere di quel corpo, non avrebbe più potuto essere libero come a lui piaceva essere, correndo libero in quel selvaggio paradiso.
Il precipizio distava pochi metri...e Rsaz non aveva mai avuto paura di morire….