
Riassumendo in parte alcune delle considerazioni già scritte, io penso che:
1) Le proibizioni legislative, che si tratti del divieti agli oppiacei introdotti nel mondo occidentale a partire dal 1912, del proibizionismo americano degli anni ‘20, o delle attuali leggi nazionali ed internazionali contro il commercio di stupefacenti, hanno come principale risultato di dare alla criminalità organizzata gigantesche opportunità di business, e l’enorme flusso di denaro illecito genera in cascata ogni sorta di problema e malcostume, dal dominio notturno dei pusher in varie zone urbane alla infiltrazione della criminalità nelle attività economiche, e financo la corruzione dilagante degli organi dello stato, forze dell’ordine comprese.
2) Per contro l’esperienza di oltre un secolo di libero commercio degli oppiacei insegna che una semplice “deregolamentazione” priva di alcun controllo non è praticabile in quanto conduce a enormi danni e vaste zone di degrado che, anche se “localizzate” finiscono per creare disagio e allarme sociale, e questo porta poi a criminalizzare intere comunità o addirittura popoli Interi.
Quello che personalmente ritengo necessario è una legalizzazione della vendita di stupefacenti, che tolga gli enormi flussi di denaro attualmente nelle disponibilità della criminalità organizzata (magari rimpinguando le casse statali e, perché no, alimentando direttamente le politiche di assistenza e recupero), ma sotto un rigido controllo/monopolio statale che permetta di tracciare dettagliatamente le vendite al fine di individuare i casi più gravi di tossicodipendenza e fornire loro i necessari programmi di assistenza e reinserimento.