
Il discorso riportato in numerose conversazioni suona più o meno così: “Se non faccio del male a nessuno perché mi dovrebbe essere proibito? Non è forse mio diritto far quel che voglio con la mia vita?”.
Prego il lettore di riflettere sul fatto che le consuete obiezioni ad un simile ragionamento non reggono né alla logica, né alla prova dei fatti, e ancor meno se si considerano le Leggi e normative vigenti, faccio di seguito alcune considerazioni ed esempi esplicativi:
1) Le società, e non solo quelle del blocco occidentale, riconoscono (almeno a parole) il valore della libertà Individuale, alcune lo danno persino come valore fondante delle società stesse, ecco una breve analisi per punti dei limiti posti alla libertà del singolo:
1.1) La libertà non è applicabile se conduce a delle attività riconosciute come dannose per altre persone o per la società stessa, ad esempio in nessuna società si è liberi di rubare, uccidere, appiccare incendi o distruggere beni di proprietà altrui e/o di comune utilità.
1.2) La Libertà è considerata da rispettarsi persino in alcuni casi estremi, ricordo che in Italia non esiste il reato di “suicidio” o di “tentato suicidio”, quello che è considerato reato è l’aiuto o l’istigazione ad un suicida.
Come il lettore si potrà facilmente rendere conto, la assunzione di droga non rientra in nessuna delle ragioni di limite alla libertà sopracitate.
E se mi si obiettasse che la droga è “criminogena”, nel senso che conduce/porta a comportamenti criminali e/o asociali, potrei facile ribattere che questo è precisamente dovuto alla sua proibizione!
In breve:
A) Gli spacciatori esistono solamente perché il commercio di droga è illegale! Se non lo fosse verrebbero sostituiti da normali esercizi commerciali, censibili e controllabili da forze dell’ordine e guardia di finanza.
B) Se un Tossicodipendente ruba lo fa principalmente perché la droga ha dei costi non sostenibili, ma questo avviene proprio perché, essendo proibita, costa molto di più di quello che sarebbe il suo naturale prezzo di mercato.
2) In tutte le società sono poste restrizioni quando vengono violati dei precetti religiosi riconosciuti come fondanti della società stessa, ad esempio nella religione musulmana l'assunzione di qualsiasi stupefacente o sostanza inebriante (come alcool, hashish, cocaina e oppio) è considerata un peccato grave (haram).
Ma non solo, in numerosi detti (gli Hadith) il Profeta Maometto chiarisce che: «Ogni sostanza che intossica è proibita» (tabacco compreso, considerazione dell’autore).
Questo però è sostenuto esclusivamente in virtù della fede nell’Islam, non vi è nessuna altra religione (o filosofia) che abbia simili restrizioni, ad esempio il buddismo, pur condannando l’uso dell’Oppio come lesivo del “Quinto precetto” in quanto “riduce drasticamente la consapevolezza e ostacola il percorso verso l'illuminazione”1, non ne proibisce l’uso, e soprattutto non si sogna di farlo con i non credenti.
Personalmente invito il lettore ad osservare che, a meno di non essere mussulmani osservanti, non esiste alcun motivo basato sulla fede religiosa o le convinzioni filosofiche per proibire l’uso di droghe, anche pesanti.
1 https://buddhist-spirituality.com/the-five-precepts/no-intoxicants